giovedì 16 novembre 2017

3 NOVEMBRE 2017
Le nostre frasi tumblr sulla lettura

Alaska
Leggere è entrare nella testa dello scrittore.
Leggere è sfuggire alla griglia della realtà.

Chiara Vincenzi

-I libri sono capaci di farti osservare il mondo sempre con occhi diversi.
-Leggere un libro significa scoprire ogni giorno una nuova parte di te stesso

Giulia Sbardellati


Kristal Annali
Se solo leggessi tutto quello che ti dedico. Se solo prestassi più attenzione. 
La magia dei libri è proprio questa: trovare se stessi nelle parole di qualcun altro che non ci conosce eppure sembra aver scritto di noi e per noi.


Laura Buganza
Se l'uomo non avesse mai letto, non avrebbe mai scoperto di essere al mondo.

Sara Pedrazzi
Ogni lettore, quando legge, legge se stesso.

Paola Ruggeri
Leggere è come partire per un viaggio: se il libro è piacevole, vorresti che non finisse mai.

Sharon Nurra
Leggere porta alla scoperta del mondo e di se stessi


Veronica Rossi
Leggere è un po' come andare verso la libertà: libro, dal latino liber, essere liberi.


Me Nowhere
Lettura significa sfogliare le pagine della propria anima, conoscerne i segreti più profondi e remoti che solo le parole possono svelare.

sabato 11 novembre 2017

Of books, readers and other charms



10 NOVEMBRE 2017
La prof.ssa BARBARA MORANDI ci ha insegnato ad utilizzare un sacco di risorse OPEN e ci ha aperto la strada per farci un'idea sulle diverse professioni a cui la nostra passione per la lettura può condurci...




Alleghiamo il link della la presentazione condivisa su Google Drive:
https://docs.google.com/presentation/d/1CWtZPC5CGhxCiiPc333lTR-1IW94zM4VNwTOXyJsPfo/edit?usp=sharing

Non dimentichiamo il VOLONTARIATO:
possiamo diventare DONATORI DI VOCE per il LIBRO PARLATO o altre associazioni che vogliono aiutare non vedenti, ipovedenti o persone che hanno difficoltà nella lettura.
www.libroparlato.org



venerdì 10 novembre 2017

Leggendo Calvino

Leggere Calvino
venerdì 3 novembre 2017

Le città invisibili

Prima lettura
Le città e il desiderio
Seconda lettura
Le città e gli occhi
Terza lettura
Le città e il nome
Quarta lettura
Storia della sposa dannata



giovedì 2 novembre 2017

Grazie a Internet Agnès Martin Lugand pubblica il suo primo romanzo

Dopo aver cercato inutilmente di far pubblicare il suo libro da 4 case editrici, Agnès, giovane psicologa, non si scoraggia e decide di auto-finanziare una pubblicazione digitale della sua opera. Riunisce la famiglia e gli amici e chiede loro la cortesia di comprare il suo romanzo, che costa solo 89 centesimi. Chiede anche di scaricare entro 48 ore l'edizione digitale per permetterle di entrare nella top 100 delle migliori vendite. La prima sera è già 97°. Il giorno dopo si trova intorno al 50° posto. Dopo tre settimane è al primo posto. Les gens heureux lisent et boivent du café è un successo immediato che spinge l'editore Michel Lafon a contattare l'autrice: il libro avrà anche vita in una libreria. E non è finita qui: Hollywood contatta Agnès e le propone di realizzare un film tratto dal suo libro.

Oggi Agnès ha abbandonato il suo primo mestiere per dedicarsi interamente alla scrittura e Ecco una lista dei suoi romanzi: Entre mes mains le bonheur se faubile (2014); La vie est facile, ne t'inquiète pas (2015); Désolée, je suis attendue (2016); J'ai toujours cette musique dans la tête (2017).


Marcel Proust, Les petites madeleines

Una sera d’inverno, appena rincasato, mia madre accorgendosi che avevo freddo, mi propose di prendere, contro la mia abitudine, un po’ di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, mutai parere. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti, chiamati maddalene, che sembrano lo stampo della valva scanalata di una conchiglia di San Giacomo. E poco dopo, sentendomi triste per la giornata cupa e la prospettiva di un domani doloroso, portai macchinalmente alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato inzuppare un pezzetto della maddalena. Ma appena la sorsata mescolata alle briciole del pasticcino toccò il mio palato, trasalii, attento al fenomeno straordinario che si svolgeva in me. Un delizioso piacere m’aveva invaso, isolato, senza nozione di causa. E subito, m’aveva reso indifferenti le vicessitudini, inoffensivi i rovesci, illusoria la brevità della vita…non mi sentivo più mediocre, contingente, mortale. Da dove m’era potuta venire quella gioia violenta ? Sentivo che era connessa col gusto del tè e della maddalena. Ma lo superava infinitamente, non doveva essere della stessa natura. Da dove veniva ? Che senso aveva ? Dove fermarla ? Bevo una seconda sorsata, non ci trovo più nulla della prima, una terza che mi porta ancor meno della seconda. E tempo di smettere, la virtù della bevanda sembra diminuire. E’ chiaro che la verità che cerco non è in essa, ma in me. E’ stata lei a risvegliarla, ma non la conosce, e non può far altro che ripetere indefinitivamente, con la forza sempre crescente, quella medesima testimonianza che non so interpretare e che vorrei almeno essere in grado di richiederle e ritrovare intatta, a mia disposizione ( e proprio ora ), per uno schiarimento decisivo. Depongo la tazza e mi volgo al mio spirito. Tocca a lui trovare la verità…retrocedo mentalmente all’istante in cui ho preso la prima cucchiaiata di tè. Ritrovo il medesimo stato, senza alcuna nuova chiarezza. Chiedo al mio spirito uno sforzo di più…ma mi accorgo della fatica del mio spirito che non riesce; allora lo obbligo a prendersi quella distrazione che gli rifiutavo, a pensare ad altro, a rimettersi in forze prima di un supremo tentativo. Poi, per la seconda volta, fatto il vuoto davanti a lui, gli rimetto innanzi il sapore ancora recente di quella prima sorsata e sento in me il trasalimento di qualcosa che si sposta, che vorrebbe salire, che si è disormeggiato da una grande profondità; non so cosa sia, ma sale, lentamente; avverto la resistenza e odo il rumore degli spazi percorsi…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio…."

Il y avait déjà bien des années que, de Combray, tout ce qui n’était pas le théâtre et le drame de mon coucher n’existait plus pour moi, quand un jour d’hiver, comme je rentrais à la maison, ma mère, voyant que j’avais froid, me proposa de me faire prendre, contre mon habitude, un peu de thé. Je refusai d’abord et, je ne sais pourquoi, me ravisai. Elle envoya chercher un de ces gâteaux courts et dodus appelés Petites Madeleines qui semblaient avoir été moulées dans la valve rainurée d’une coquille de Saint-Jacques. Et bientôt, machinalement, accablé par la morne journée et la perspective d’un triste lendemain, je portai à mes lèvres une cuillerée du thé où j’avais laissé s’amollir un morceau de madeleine. Mais à l’instant même où la gorgée mêlée des miettes du gâteau toucha mon palais, je tressaillis, attentif à ce qui se passait d’extraordinaire en moi. Un plaisir délicieux m’avait envahi, isolé, sans la notion de sa cause. Il m’avait aussitôt rendu les vicissitudes de la vie indifférentes, ses désastres inoffensifs, sa brièveté illusoire, de la même façon qu’opère l’amour, en me remplissant d’une essence précieuse: ou plutôt cette essence n’était pas en moi, elle était moi. J’avais cessé de me sentir médiocre, contingent, mortel. D’où avait pu me venir cette puissante joie ? Je sentais qu’elle était liée au goût du thé et du gâteau, mais qu’elle le dépassait infiniment, ne devait pas être de même nature. D’où venait-elle ? Que signifiait-elle ? Où l’appréhender ? Je bois une seconde gorgée où je ne trouve rien de plus que dans la première, une troisième qui m’apporte un peu moins que la seconde. Il est temps que je m’arrête, la vertu du breuvage semble diminuer. Il est clair que la vérité que je cherche n’est pas en lui, mais en moi. Il l’y a éveillée, mais ne la connaît pas, et ne peut que répéter indéfiniment, avec de moins en moins de force, ce même témoignage que je ne sais pas interpréter et que je veux au moins pouvoir lui redemander et retrouver intact, à ma disposition, tout à l’heure, pour un éclaircissement décisif. Je pose la tasse et me tourne vers mon esprit. C’est à lui de trouver la vérité. Mais comment ? Grave incertitude, toutes les fois que l’esprit se sent dépassé par lui-même ; quand lui, le chercheur, est tout ensemble le pays obscur où il doit chercher et où tout son bagage ne lui sera de rien. Chercher ? pas seulement : créer. Il est en face de quelque chose qui n’est pas encore et que seul il peut réaliser, puis faire entrer dans sa lumière.

 Proust - Du coté de chez Swann - A la recherche du temps perdu
I Diritti del lettore secondo Daniel Pennac

1. Il diritto di non leggere.
2. Il diritto di saltare le pagine.
3. Il diritto di non finire il libro.
4. Il diritto di rileggere.
5. Il diritto di leggere qualsiasi cosa.
6. Il diritto al bovarismo (malattia testualmente contagiosa).
7. Il diritto di leggere ovunque.
8. Il diritto di spizzicare.
9. Il diritto di leggere ad alta voce.

10. Il diritto di tacere.

UN LIBRO PER TE Non sappiamo se ti reputi FORTunato oppure no, perché non sappiamo se sei un lettore “FORTe” o se la lettu...